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Scrittura di applicazioni cosiddette "a console"



Anche se la parte introduttiva è stata un po' "descrittiva", i concetti introdotti sono fondamentali per la parte "più pratica" che sta per cominciare, dove parliamo più concretamente di programmazione.

Tipicamente utilizziamo un linguaggio di programmazione per sviluppare due tipologie di programmi, applicazioni a console (a riga di comando) e applicazioni a finestre, le prime sono più semplici da costruire, non hanno grafica e sono richiamabili da shell, come javac (il compilatore Java) ad esempio. Le applicazioni a finestre, invece, girano in ambiente grafico (come Windows o X-Windows), con i relativi bottoni, menu e via dicendo: sono più complicate da fare, ma più facili da usare.

Con Java è possibile sviluppare anche altri tipi di applicazione, l'applet, che gira su client Web, grazie ad un semplice plugin e le applicazioni Web, di cui ci occupiamo in altre guide.

Le prime applicazioni che vedremo sono le più semplici applicazioni a riga di comando.

Un applicazione può essere composta da una o più classi e ciascuna classe è tipicamente memorizzata nel file omonimo. Questa è una convenzione legata alla semplice necessità di trovare facilmente il codice: è infatti possibile definire più di una classe in un file e chiamare i file con nomi diversi dalle classi in essi contenute.

Quando scriviamo un'applicazione, 'a console' o a finestre che sia, vi è una classe speciale che deve essere contenuta in un file che ha il suo stesso nome. Si tratta della classe necessaria a far partire il programma. Facciamo un esempio e definiamo una classe ciao che conterrà un metodo, chiamato main() che rappresenta l'entry point del programma, ovvero il punto dal quale comincerà l'esecuzione del programma.

Quando un programma in Java viene compilato genererà uno o più files .class, tra cui nel nostro caso ci sarà anche ciao.class, per lanciare l'esecuzione del programma digitiamo:

> java ciao

Gli eseguibili Java non sono .EXE, ma .class, questo perché per essere eseguiti hanno bisogno della citata Java Virtual Machine, che lanciamo con il comando java.exe. Vediamo un altro esempio:

class ciao
{
  public static void main(String[] args)
  {
    // Commento, questo programma non fa niente
  }
}

Vediamo che main è dichiarato static void, static perché esso è invocato all'inizio dalla JVM, prima che ciao sia instanziato automaticamente in un oggetto, void perché non deve ritornate niente.

Questa classe la scriviamo nel file ciao.java, e la compiliamo utilizzando il comando:

> javac ciao.java

Nota: È assolutamente obbligatorio chiamare i file sorgenti di Java con l'estensione .java, altrimenti il compilatore non li compila, inoltre se abbiamo creato ciao.java, dobbiamo scrivere javac ciao.java e non javac ciao per compilarlo.

Come parametro il metodo main ha un array di tipo string chiamato args, che rappresenta i parametri con cui viene invocato il programma. Se ad esempio lanciamo il nostro file ciao.class:

java ciao Pietro Castellucci

avremo che, durante l'esecuzione (runtime):

args[0] sarà uguale a Pietro
args[1] sarà uguale a Castellucci

Anche che la JVM java.exe esegue ciao.class specificandogli semplicemente java ciao, a differenza del compilatore javac.exe, che vuole l'estensione.

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